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	<title>ZOOM &#124; Agenzia pubblicitaria e Web Design &#187; Blog</title>
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	<description>The ArtVertising Studio - Grafica, Web Design e Pubblicità</description>
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		<title>Caso Google / Vividown. Ma per favore.</title>
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		<pubDate>Mon, 12 Apr 2010 23:37:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giuseppe</dc:creator>
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		<description><![CDATA[In breve: un gruppo di ragazzi (idioti) nell&#8217;aula di una scuola molesta un ragazzo con sindrome di down, riprende tutto con il telefonino e carica il video su Google Video. Vengono denunciati… i ragazzi, direte voi, no: Google. E per di più vengono condannati 3 dirigenti. Oggi, dopo un mese e mezzo, sono state pubblicate [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In breve: un gruppo di ragazzi (idioti) nell&#8217;aula di una scuola molesta un ragazzo con sindrome di down, riprende tutto con il telefonino e carica il video su Google Video.</p>
<p>Vengono denunciati… i ragazzi, direte voi, no: <strong>Google</strong>. E per di più vengono condannati 3 dirigenti.</p>
<p>Oggi, dopo un mese e mezzo, sono state pubblicate le motivazioni.</p>
<p>Il giorno dopo la condanna ci fu (giustamente) una levata di scudi contro quella condanna, perché si pensava che il giudice avesse voluto condannare Google ritenendolo responsabile del contenuto, il che sarebbe stato un pericolosissimo precedente di limitazione della libertà su internet. Infatti, piattaforme come Google Video o Youtube ogni giorno ricevono milioni di upload, basti pensare che ogni minuto nel mondo vengono caricate 13 ore di video. Ritenere responsabili dei contenuti i siti di video sharing vorrebbe dire costringerli, per non incorrere in sanzioni, a controllare tutti i video <em>ex ante</em>, cioè prima della pubblicazione. Il che, oltre ad una buona dose di arbitrarietà da parte del sito (chi scegli quali video sono buoni e quali cattivi e in base a che?), implicherebbe tempi e costi proibitivi, in pratica sarebbe la morte del video sharing e un duro colpo alla creazione della tanto sospirata <strong>rete internet libera e neutrale</strong>.</p>
<p>Oggi apprendiamo che il giudice ha emesso la condanna contro Google perché non è stata rispettata la legge italiana sulla privacy, inoltre la stessa informativa sulla privacy era carente, o comunque nascosta nelle condizioni generali di contratto tanto da risultare inefficace.</p>
<p>Fatto importante a fini della condanna è stato che Google trae vantaggio economico dai suoi video, dice il giudice infatti, che se una scritta su un muro fatta da altri non costituisce un reato per il proprietario del muro, lo sfruttamento commerciale della stessa potrebbe esserlo.</p>
<p>Le motivazioni di questa sentenza mi hanno lasciato molto perplesso.</p>
<p>Intanto immagino che il giudice avrebbe potuto tranquillamente evitare di sottolineare come non possa esistere la<strong> sconfinata prateria di internet</strong> dove tutto è permesso e niente vietato. Non perché non sia vero, anzi. Non credo ci sia traccia al mondo di un giudice che motiva una condanna di omicidio cominciando col dire che è non deve esistere una città dove la gente sia libera di ammazzarsi. <em>Ma va?</em></p>
<p>E poi. Davvero il giudice manda in galera tre tizi perché l&#8217;informativa sulla privacy del loro sito non era abbastanza evidente, mentre quelli che hanno malmenato (tanto orgogliosi da filmarsi e farlo sapere al mondo) un coetaneo, peraltro malato, sono a casa beati a giocare con la loro playstation?</p>
<p>E ancora. Andiamo all&#8217;esempio che fa il giudice: sul muro di casa mia un tizio fa una scritta offensiva. Io non ne sono responsabile, quindi non posso essere condannato per quella scritta, però se la sfrutto commercialmente allora può essere giusto che io sia condannato.</p>
<p>Vediamo: Io ho un muro. Decido di montarci un impianto di affissione per manifesti, i famosi 6&#215;3 per intenderci. Chiedo l&#8217;autorizzazione al comune, faccio tutto in regola e comincio a guadagnare dal fatto che la gente guarda il mio muro e i manifesti che vi affiggo. Arriva il famoso tizio che fa una scritta offensiva sul mio muro. La scritta è talmente evidente che c&#8217;è gente che si volta a guardare il mio muro solo per quella, di conseguenza io in teoria sto guadagnando da quella scritta che mi porta inconsapevoli clienti. Vuol dire che sono colpevole? Ammesso di sì, se chi si sente offeso da quella scritta mi chiede di toglierla e io la tolgo dopo due giorni, vado condannato lo stesso? Vero, quella scritta è rimasta sul mio muro due mesi, l&#8217;ha vista un sacco di gente, ma se io non lo vista (perché ero dall&#8217;altra parte del mondo) e mi si chiede di toglierla solo dopo due mesi e io lo faccio con tempestività?</p>
<p>Al di là di tutti gli esempi e le metafore (bella però quella di internet come prateria, no?)</p>
<p>È importante dire con forza che in quest&#8217;epoca satura di obiettivi fotografici, videocamere, fotoreporter della domenica e Bob Woodward de noantri, ognuno di noi, malato o sano, deve avere il sacrosanto diritto alla propria privacy e alla propria immagine e non deve essere possibile ad alcuno utilizzare dati personali di chicchessia senza averne autorizzazione.</p>
<p>Detto ciò, di chi è la colpa se qualcuno utilizza i miei dati personali impunemente, di chi lo fa o di chi fornisce il mezzo neutrale? (Anche se da quel mezzo ci guadagna)</p>
<p>Se qualcuno mi fa una foto mentre sono nudo, la stampa in milioni di copie e poi la spedisce a mezza Italia, la colpa è di Poste Italiane che ha guadagnato con i francobolli? Della tipografia che ha stampato le foto ed è stata pagata per questo? O solo e semplicemente del pervertito?</p>
<p>Se domani metto sotto con la macchina il vicino di casa molesto, dico di prendersela con la Fiat? A pensarci bene sul manuale dell&#8217;auto non c&#8217;è scritto in maniera evidente che investendo qualcuno può provocarne la morte, qualche giudice potrebbe darmi ragione.</p>
<p><em>Ma per favore.</em></p>
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		<title>Se Rai per una notte è il futuro, siamo messi male.</title>
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		<pubDate>Sat, 27 Mar 2010 04:42:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giuseppe</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Rai per una notte è stato &#8220;il più grande evento web della storia italiana&#8220;, si legge in un tanto orgoglioso quanto stringato comunicato sul sito creato per l&#8217;iniziativa, e da ogni parte si levano cori sulla presunta rivoluzione che quest&#8217;evento ha rappresentato. La cosa mi lascia perplesso, perché in realtà ci vedo poco o nulla [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-1580" title="RAI per una notte" src="http://www.zoom-multiservice.it/wp-content/uploads/raiperunanotte.jpg" alt="RAI per una Notte" width="640" height="162" /></p>
<p>Rai per una notte è stato &#8220;<em>il più grande evento web della storia italiana</em>&#8220;, si legge in un tanto orgoglioso quanto stringato comunicato sul sito creato per l&#8217;iniziativa, e da ogni parte si levano cori sulla presunta rivoluzione che quest&#8217;evento ha rappresentato.</p>
<p>La cosa mi lascia perplesso, perché in realtà ci vedo poco o nulla di rivoluzionario. Non entrerò minimamente nel merito dei contenuti, ma mi limiterò a giudicare quello che la trasmissione ha rappresentato da un punto di vista della comunicazione.</p>
<p>Punto primo. Si è trattato, appunto, di una trasmissione televisiva semplicemente trasportata sul web e neppure totalmente, infatti era trasmessa da diverse reti private, da Sky TG 24 e da Repubblica TV sul digitale terrestre. Uno show televisivo con modi e tempi televisivi, con schemi tipici e rodati di una trasmissione televisiva, con intermezzi di comici, musica dal vivo ed interviste a spezzare il &#8220;parlato&#8221; del talk show vero e proprio. E con tanto di &#8220;bello della diretta&#8221; col filmato su Benigni che non parte.</p>
<p>Nessuna delle possibilità che il mezzo internet offre -penso soprattutto all&#8217;interattività &#8211; è stata sfruttata, la tanto acclamata dinamicità del web si è prestata ad ancella di un modo di fare intrattenimento vecchio di cinquant&#8217;anni. Per dire, non c&#8217;era nemmeno la  giornalista davanti al pc a leggere le email dei telespettattori a cui siamo abituati in decine di trasmissioni televisive.</p>
<p>Guardiamo poi il <a href="http://live.raiperunanotte.it/" rel="nofollow"  target="_blank">sito web creato per l&#8217;evento</a>. (In realtà dovrei dire<em> la pagina web</em>, al singolare). Era impossibile mettere su una piattaforma per il live blogging della serata? Sfruttare piattoforme esistenti come friendfeed o twitter? Ma, cavolo, almeno un form per i commenti potevano metterlo, ad installare wordpress ci vogliono trenta secondi, per dire. Dunque, &#8220;<em>il più grande evento web della storia italiana</em>&#8220;, cosa aveva di <em><strong>web</strong></em>?</p>
<p>Il gruppo su Facebook. Oh, sì, quello l&#8217;aveva.</p>
<p>Sia chiaro, mia intenzione non è criticare i contenuti e che -e questa è naturalmente un&#8217;opinione personale &#8211; sono stati di buon livello, ma si è trattato di una buona trasmissione televisiva e non di un&#8217;<strong>evento web</strong>.</p>
<p>Una trasmissione televisiva con ascolti da serata andata maluccio sulla televisione, diventa un grandissimo evento se trasmessa tramite web, dunque la rivoluzione sta nel fatto che metà degli italiani che sanno usare il telecomando sanno anche accendere il pc e collegarsi ad un sito? Oppure la rivoluzione sta nel fatto che possono farlo, ovvero posseggono computer ed connessioni ad internet in quantità quasi paragonabile ai televisori? Se è così mi sa che non c&#8217;è alcunché di rivoluzionario anche perché il rapporto pc/ televisoni in Italia è fra i più bassi in Europa. Basti pensare che nella classifica 2009/2010 stilata <a href="http://www.weforum.org/en/initiatives/gcp/Global%20Information%20Technology%20Report/index.htm"  target="_blank">World Economic Forum</a> sullo sviluppo dell&#8217;ICT siamo al <strong>48 posto</strong> nel mondo, dopo paesi come la Tunisia o le isole Barbados.</p>
<p>La serata del 25 marzo, più che una rivoluzione è un&#8217;ulteriore rivelazione sul rapporto di basso profilo degli italiani con la tecnologia: siamo quelli con meno computer ma più telefonini, appiamo i pc e la connesione internet, ma li usiamo per guardare la televisione, passiamo le ore su facebook, ma non siamo in grado di scrivere due rigne su word.</p>
<p>In realtà qualche altra riflessione, si può fare andando a vedere il <em>perché </em>della serata di ieri. In breve, in Italia durante la campagna elettorale sono state vietate le trasmissioni di approfondimento politico. Sull&#8217;assurdità di questa cosa e delle sue ragioni si potrebbero dire (e sono state dette) diverse cose, ma non è questa la sede e non è quello che mi interessa in questo momento. Per aggirare questo divieto, il conduttore del programma più famoso tra quelli vietati decide di spostare la sua trasmissione sul web. Il tutto è assolutamente legale perchè le regole che valgono per la tv non valgono per il web. Insomma, per la televisione c&#8217;è un apparato di organi amministrativi e di (teorico) controllo e (teorica) garanzia che non ha evivalenti per internet.</p>
<p>Questo <em>surplus </em>di libertà che ha internet rispetto agli altri mezzi di comunicazione di massa, sembrerebbe assolutamente positivo ed in parte lo è, ma solo in parte.</p>
<p>La difficoltà del controllo di internet è legato alla sua natura completamente diversa dai messi di comunicazione tradizionali, in estrema sintesi potremmo dire che si tratta di una comunicazione molti-a-molti rispetto al tipico schema uno-a-molti proprio della televisione. (In riferimanto a questo diventa ancora più chiaro il fatto che Rai per una Notte è stata comunicazione di tipo televisivo e non web). Questo vuol dire che i tentativi di controllo del web tramite regole simili a quelle della televisione risultano completamente sbagliati e deleteri, ma questo non vuol dire che la completa mancanza di regole sia un bene assoluto. Le regole, infatti, in uno stato di diritto, ci sono per la necessità di proteggere i più deboli. Se non ci sono regole chi ha il potere in un determinato momento può fare ciò che ritiene più opportuno, e nessuno meglio degli italiani dovrebbe sapere quanto il controllo sui mezzi di comunicazione possa essere fondamentale per chi detiene il potere. Se oggi la mancanza di regole per internet ha permesso l&#8217;espressione a chi era stato scalzato dal proprio posto dal potere, domani la mancanza di regole potrebbe tornare molto utile all&#8217;altra parte.</p>
<p>Pensiamo alla chiusura dei gruppi su Facebook (idioti) di sostegno a Tartaglia. Vengono chiusi con interventi diretti del governo che in maniera arbitraria decide che sono pericolosi, mentre altri (altrettanto idioti), che vogliono la morte dei più disperati personaggi possono rimanere. Questo esempio rende evidente che se non ci sono regole, se non ci sono organi di garanzia, per chi detiene il potere controllare un mezzo potentissimo come internet diventa molto semplice.</p>
<p>Se fino ad oggi chi è stato al potere non ha avuto interesse nel web, oggi con una diffusione molto ampia, sancita dal seguito della trasmissione di Santoro, (più che di una rivoluzione, parliamo di un censimento?) l&#8217;interesse potrebbe spostarsi e allora i paladini dell&#8217;internet senza regole potrebbero trovarsi molto in difficoltà nel non avere organi di garanzia a proteggerli dai sopprusi del governante di turno.</p>
<p>Credo che sia arrivato il momento di aprire un serio dibattito, anche politico, per la creazione di un sistema di regole fondamentali, una sorta di <em>costituzione del web</em>, che fissi doveri e garantisca diritti, ma che sia lontano da quanto fatto finora, infatti, negli ultimi anni, tutte le leggi fatte da entrambi gli schieramenti, anzicché garantire l&#8217;accesso di tutti ad internet e sostenere lo sviluppo hanno fatto l&#8217;esatto contrario e i risultati, ogni volta che ci troviamo a confrontarci con gli altri paesi, si notano eccome.</p>
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		<title>La &#8220;chiocciola&#8221; va al museo</title>
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		<pubDate>Tue, 23 Mar 2010 00:34:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giuseppe</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Uno dei più importanti musei di arte contemporanea al mondo, il MoMA di New York, ha annunciato di aver acquistato la &#8220;chiocciola&#8221; ovvero il simbolo @, &#8220;at&#8221; come la chiamano gli inglesi. Il simbolo era già in uso nel &#8217;500 presso i mercanti veneziani, ma oggi è indossolubilente legato al mondo del world wide web, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-1410" title="chiocciola" src="http://www.zoom-multiservice.it/wp-content/uploads/chiocciola.jpg" alt="Chiocciola" width="205" height="205" /></p>
<p>Uno dei più importanti musei di arte contemporanea al mondo, il MoMA di New York, ha annunciato di aver acquistato la &#8220;chiocciola&#8221; ovvero il simbolo <strong>@</strong>, &#8220;<em>at</em>&#8221; come la chiamano gli inglesi.</p>
<p>Il simbolo era già in uso nel &#8217;500 presso i mercanti veneziani, ma oggi è indossolubilente legato al mondo del world wide web, da quando, nel 1971 l&#8217;americano Ray  Tomlinson creò un software che permetteva di scambiare messaggi testuali tra computer collegati alla rete delle università americane ARPANET. Il software utilizzava il simbolo &#8220;@&#8221; per separare il nome dell&#8217;utente da quello del server.</p>
<p>Il carattere tipografico, aldilà delle applicazioni tecniche che vanno dai milioni di messaggi email che ogni giorno attraversano in lungo ed in largo il globo, fino ai reply di twitter, è  oggi uno dei cardini dell&#8217;era digitale; un simbolo che nonostante l&#8217;estrema semplicità grafica è in grado di evocare in maniera potente ed universale tutto ciò che ruota intorno ad internet.</p>
<p>L&#8217;acquisizione da parte del Museum of Modern Art di New York, che adesso ha inserito il simbolo nelle sua collezione, è stata motivata così da Paola Antonelli, curatrice italiana del dipartimento di architettura e design: &#8220;<em>si abbandona il principio che il possesso fisico di un oggetto e&#8217; il requisito necessario per la sua acquisizione</em>&#8221; [...] &#8220;<em>Il ruolo (non  intenzionale)  di Tomlinson</em> <em>come designer deve quindi essere riconosciuto  all&#8217;interno della collezione del MoMA, che ha sempre celebrato  l&#8217;eleganza e l&#8217;intelletto, verso le future direzioni dell&#8217;arte dei  nostri giorni. L&#8217;essenza stessa della modernità</em>&#8220;.</p>
<p>Il post originale sul blog ufficiale del MoMa è <a href="http://www.moma.org/explore/inside_out/2010/03/22/at-moma/"  target="_blank">qui</a>.</p>
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		<title>Se il governo copia Facebook (e si fa prendere la mano)</title>
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		<pubDate>Sun, 21 Mar 2010 03:39:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giuseppe</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il governo del titolo non è quello italiano, ma quello inglese. Il primo ministro inglese Gordon Brown ha infatti annunciato che entro dieci anni ogni cittadino del Regno Unito avrà una sua pagina personale, sullo stile del profilo di Facebook, con la differenza che questa sarà usata per ottenere documenti e certificati, iscrivere i figli [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-1421" title="Gordon Brown" src="http://www.zoom-multiservice.it/wp-content/uploads/gordon-brown.jpg" alt="Gordon Brown" width="205" height="205" /></p>
<p>Il governo del titolo non è quello italiano, ma quello inglese.</p>
<p>Il primo ministro inglese Gordon Brown ha infatti annunciato che entro dieci anni ogni cittadino del Regno Unito avrà una sua pagina personale, sullo stile del profilo di Facebook, con la differenza che questa sarà usata per ottenere documenti e certificati, iscrivere i figli a scuola, prenotare appuntamenti dal medico, richiede assistenza sociale, passaporto, pagare tasse, registrerare l&#8217;auto alla motorizzazione, e altre innumerovoli cose.</p>
<p>Obiettivo? Risparmiare ai cittadini le code agli sportelli e le perdite di tempo e risparmiare al governo milioni di sterline ogni anno visto che uffici di collocamento, esattoriali, motorizzazione e molti altri diveranno inutili e quindi potranno essere eliminati.</p>
<p>Scontate le proteste dei sindacati, ma non mancano altre voci critiche, come quelle degli esperti di sicurezza che vedono un&#8217;operazione del genere come una manna per i malintenzionati.</p>
<p>Sicuramente il progetto è criticabile da molti punti di vista, sebbene trovando le risposte giuste ai problemi sollevati, è innegabile che per cittadini e governo i vantaggi possano essere tantissimi, specialmente se ci proiettiamo in un futuro non troppo lontano  in cui i <em>nativi digitali</em> saranno una fetta sempre maggiore della popolazione.</p>
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		<title>Il .com compie 25 anni</title>
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		<pubDate>Mon, 15 Mar 2010 15:11:32 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Il 15 marzo 1985, esattamente 25 anni fa, veniva registrato il primo dominio .com della storia: symbolics.com. All&#8217;indirizzo www.25yearsof.com si può visitare un sito creato per celebrare l&#8217;evento ripercorrendo le tappe della crescita della Rete in questi 25 anni in cui Internet è passato dall&#8217;essere strumento per pochi a strumento essenziale per tutti (nonché candidato [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-1416" title="Anniversario domini .com" src="http://www.zoom-multiservice.it/wp-content/uploads/25-dot-com.png" alt="Anniversario domini .com" width="205" height="205" /></p>
<p>Il 15 marzo 1985, esattamente 25 anni fa, veniva registrato <strong>il primo  dominio .com</strong> della storia: <strong>symbolics.com</strong>.</p>
<p>All&#8217;indirizzo <a href="http://www.25yearsof.com/"  target="_blank">www.25yearsof.com</a> si può visitare un sito creato per celebrare l&#8217;evento ripercorrendo le tappe della crescita della Rete in questi 25 anni in cui Internet è passato dall&#8217;essere strumento per pochi a strumento essenziale per tutti (nonché candidato a nobel per la pace).</p>
<p>Per capire l&#8217;immensa crescita di internet in questo quarto di secolo, basti pensare che i domini web oggi sono più di 200 milioni di cui i .com sono oltre 84 milioni.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>I vantaggi del Marketing online</title>
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		<pubDate>Sun, 14 Mar 2010 04:21:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giuseppe</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Spesso, quando mi si richiede un sito internet per un&#8217;azienda, tento di spiegare all&#8217;imprenditore di turno quali vantaggi può apportare il marketing online. Un sito che non è sponsorizzato e non è rintracciabile sui motori di ricerca è poco più che inutile, serve solo ad avere un indirizzo web da scrivere sul biglietto da visita, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-1426" title="Online Marketing" src="http://www.zoom-multiservice.it/wp-content/uploads/online-marketing-graph.jpg" alt="Online Marketing" width="205" height="205" /></p>
<p>Spesso, quando mi si richiede un sito internet per un&#8217;azienda, tento di spiegare all&#8217;imprenditore di turno quali vantaggi può apportare il marketing online.</p>
<p>Un sito che non è sponsorizzato e non è rintracciabile sui motori di ricerca è poco più che inutile, serve solo ad avere un indirizzo web da scrivere sul biglietto da visita, ma non apporta utili all&#8217;azienda, ma solo spese (realizzazione, mantenimento del dominio&#8230;).</p>
<p>Invece il marketing online può divenire un importante mezzo pubblicitario per l&#8217;azienda, molto più dei media tradizionali.</p>
<p>Purtroppo la maggioranza degli imprenditori italiani tarda a capire questo semplice concetto, preferiscono spendere anche migliaia di euro per un box 10&#215;10 su un giornale piuttosto che fare un&#8217;operazione di web marketing che costa meno e rende molto i più.</p>
<p>A parte i costi inferiori i vantaggi del marketing online sono numerosi.</p>
<p>Intanto la durata, infatti ottimizzando il sito per i motori di ricerca questo sarà trovato da potenziali clienti per molto tempo a costo praticamente zero, mentre un volantino viene gettato di solito dopo pochi minuti, un quotidiano al massimo dopo 24 ore&#8230;</p>
<p>Un&#8217;altra cosa da non sottovalutare è che la pubblicità sui media tradizionali tenta di attirare l&#8217;attenzione di un utente interessato ad altro (camminare per strada, leggere un giornale, guardare la TV&#8230;) il marketing online serve a farsi trovare da chi cerca esattamente quello che un&#8217;azienda ha da offrire.</p>
<p>Insomma, se ben sfruttati il marketing on line ed il posizionamento sui motori di ricerca possono essere strumenti fondamentali per incrementare il proprio business.</p>
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